Carissime famiglie,
la Santa Pasqua arriva anche quest’anno dentro un tempo che non possiamo definire tranquillo. Le notizie parlano di conflitti che sembrano interminabili, di tensioni sociali, di fatiche. Anche nelle nostre famiglie non mancano preoccupazioni: la salute, il lavoro, l’educazione dei figli, la tenuta delle relazioni.
Molti, forse senza dirlo apertamente, portano nel cuore le stesse parole dei discepoli di Emmaus: «Noi speravamo…». Speravamo in un mondo più pacifico, in una vita più serena, in un futuro più lineare. E invece la croce sembra ancora piantata nella storia. Proprio qui, però, la Pasqua rivela il suo volto più vero. Non è una fuga dalla realtà, ma una luce che nasce dentro la notte.
Il Vangelo dei discepoli di Emmaus racconta di due uomini delusi che si allontanano da Gerusalemme. Parlano tra loro, cercano di capire ciò che è accaduto. È un po’ l’immagine anche delle nostre comunità quando si interrogano sulle fatiche del tempo presente. Eppure, proprio mentre si allontanano, il Risorto si fa compagno di strada. Non si impone: si accosta, ascolta, spiega le Scritture e infine spezza il pane. Solo allora i loro occhi si aprono.
La Pasqua non elimina la croce, ma la trasfigura. Dove noi vediamo perdita, Dio prepara fecondità. Dove leggiamo sconfitta, Egli scrive salvezza. La risurrezione di Cristo non è soltanto un evento del passato: è una forza di vita che continua ad agire anche oggi, spesso in modo silenzioso, nelle pieghe della quotidianità. La vediamo nelle famiglie che continuano a volersi bene nonostante le difficoltà, nei giovani che cercano autenticità, negli anziani che custodiscono la fede con semplicità.
Per questo la Pasqua è anche un invito concreto per tutti noi.
Anzitutto a rimanere: rimanere nelle relazioni, anche quando sono faticose; rimanere nella comunità, anche quando è imperfetta; rimanere fedeli alla preghiera, anche quando sembra arida.
Poi a scegliere il perdono. La Risurrezione diventa visibile quando spezziamo la catena del risentimento. Forse in questa Pasqua qualcuno attende una nostra parola di riconciliazione.
E ancora, a vivere la carità concreta: una visita a chi è solo, un aiuto discreto a chi è in difficoltà, un tempo donato con gratuità. Sono piccoli gesti che diventano segni pasquali, come pietre rotolate via dal sepolcro.
Infine siamo chiamati a custodire la gioia della fede. Non una gioia superficiale, ma quella profonda che nasce dalla certezza che Cristo è vivo.
Carissime famiglie, la Pasqua ci ricorda che nessuna notte è definitiva e nessuna sconfitta ha l’ultima parola. La nostra storia, anche quando appare fragile e ferita, è abitata dalla presenza del Signore Risorto.
Auguro a voi famiglie di poter riconoscere il Signore che cammina accanto a noi, di spezzare insieme il pane della fraternità e di lasciarsi sorprendere dalla sua presenza. Cristo è risorto. È questa la notizia che attraversa le nostre paure e le supera.
Desidero dirvi grazie. Grazie alle famiglie che continuano a trasmettere la fede ai figli. Grazie ai nonni che pregano per tutti. Grazie a chi, spesso nel silenzio, sostiene la vita delle nostre comunità con il servizio, la disponibilità e la generosità.
Buona e Santa Pasqua!
Don Roberto, i sacerdoti e i diaconi dell’Unità Pastorale di Belgioioso, Filighera e Torre de’ Negri